Cittadella

BREVE PANORAMICA STORICA DI CITTADELLA

 
Tra il verde della pianura veneta protetta a settentrione dalle Prealpi, si erge Cittadella una delle più caratteristiche e ben definite città del Veneto. Mentre il territorio era abitato fin dal tempo dei Romani, come attestano tracce evidenti della centuriazione nella campagna, l'origine di Cittadella come fortezza risale al 1220, allorché il comune di Padova affidò a Benvenuto da Carturo l'incarico di costruire le possenti mura, non solo per fronteggiare la roccaforte trevigiana di Castelfranco, ma anche per opporsi alle invasioni di popolazioni, quali ad esempio gli Ungheri, che provenivano dal Nord e compivano frequenti scorrerie.

 

L'ancora intatta cortina delle mura misura 1461 m. di perimetro, con diametri di circa 450 m.; le quattro porte corrispondono all'incirca ai 4 punti cardinali. I corpi emergenti, oltre ai 4 torrioni, sono 12 torri e 16 torresini di varia altezza: fra tutti si sviluppano 32 cortine con lO merli guelfi e un'altezza del cammino di ronda di 12 m. circa dal piano di campagna. Lo spessore medio delle mura è di m. 2.10. Costruite senza fondazioni, sono sostenute da terrapieni ricavati col materiale delle fosse. Porta Bassano è il punto più importante e fortificato di tutto il complesso: 5 sistemi di porte dotate un tempo di pesanti saracinesche, 2 verso l'interno e 3 verso l'esterno, e un fossato, collegato sotto le mura con la fossa perimetrale esterna e munito di ponte levatoio, la rendevano praticamente inespugnabile.

 

 

Attraverso un breve itinerario, questa pianta vuole accompagnare il turista nella visita ai monumenti più significativi di Cittadella. Nella piazza centrale, intitolata alla medaglia d'oro Luigi Pierobon, si erge il maestoso Duomo dedicato ai SS. Prosdocimo e Donato, con statue e alto rilievi del Fusaro sulla facciata, ad unica navata con volta a botte, con una Pinacoteca nella Sacrestia ricca di preziosissimi paramenti sacri, di affreschi del XIII e XIV secolo, di pregevoli tavole dal XV al XVIII secolo quali "La cena in Emmaus", di Jacopo da Ponte, opere di Palma il giovane, di Lazzaro Bastiani e del concittadino Michele Fanoli (1807-1876).

 

 

Sul lato Ovest della stessa piazza sorge il Palazzo Municipale del sec. XVI, con un porticato alle cui pareti appaiono stemmi degli antichi podestà veneziani ed un leone della Repubblica di S. Marco. Vi sono conservati alcuni antichi Statuti e rare ordinanze della Repubblica Veneta ed inoltre delle litografie del Fanoli.

 

 

In Via Marconi, ad Est verso Porta Treviso, si trova sulla destra il Palazzo Pretorio, con l'artistico portale in ferro battuto sovrastato dal leone di S. Marco e motivi malatestiani sede di prestigio se mostre.

 

 

Lungo Via Roma che porta a Nord, sulla destra si può ammirare la facciata della più antica abitazione, ora casa Bevilacqua, denominata «Podestaria di fuori», con affreschi; dal lato opposto, sulla parte ancora intatta della casa del primo Podestà di Cittadella, è un loggiato a trifore e bifore di chiaro stile veneziano.

 

 

In Via Indipendenza, sulla sinistra si trova l'elegante Teatro Sociale, la cui facciata è attribuita allo Jappelli, mentre le decorazioni interne sono del vicentino Francesco Bagnara: di modeste ma perfette proporzioni, a tre ordini di palchetti in legno, è considerato uno dei pochi gioielli del genere, rimasti ancora intatti.

 

 

Costruita dai Padovani al tempo delle mura, ad uso di Cappella per la guarnigione, nel piazzale appena dentro a Porta Padova sorge austera la Chiesa di Santa Maria del Tonesino, ora riconsacrata a Tempio del Combattente e sede di mostre.

 

 

Di fronte alla Chiesa di Santa Maria del Tonesino s'innalza la Tone di Malta, costruita da Ansedisius de Guidotis nel 1251, per ordine di Ezzelino III da Romano, da lui destinata come prigione per i suoi nemici. Una lapide sul muro esterno testimonia la storica verità ed un'altra riporta la terzina 52-54 del Canto IX del Paradiso di Dante, ove il sommo poeta accennerebbe alla funesta Tone.

 

 

Poco prima di giungere al passaggio a livello di Borgo Treviso, sorge il convento dei Padri Francescani, costruito circa nel 1480. Vi si ammira l'intatto chiostro quattrocentesco, soffitti a vela, nell'interno alcuni affreschi e la chiesa con un'unica armoniosa navata, restaurata dopo le trascorse vicende.

 

 

Per raggiungere la Tone dei Mejaniga, alla Colombara, bisogna perconere ancora buon tratto di Borgo Treviso verso Galliera; il rudere quattrocentesco segna la presenza di un antico castello.

 

 

Fuori Porta Padova nel Borgo omonimo, da molti anni l'Istituto Farina, con annessa l'antica chiesa del Santo Spirito, costruita intorno al 1672, un tempo delle Monache Cappuccine, accoglie una Scuola Materna ed una Elementare parificata dirette dalle Suore Dorotee.

 

 

Poco più avanti, sul lato opposto della strada sorge la Chiesetta della Beata Vergine del Canne]o, di cui si halillo documenti dai primi decenni del 1400, quando aveva annessi il convento e l'ospedale, che i religiosi Carmelitani tenevano a beneficio degli infermi. Attualmente vi è annessa la Casa di Riposo per anziani. Nella terza domenica di luglio, con particolare solennità, viene qui celebrata la festa annuale del Carmine, con tradizionale «sagra».

 

 

Al termine di Borgo Padova, prima del passaggio a livello, in località Ca' Nave, un'altra gemma dello stile veneziano viene espressa della classica Villa Con'er del 1600.

 

 

Proseguendo sulla Statale 47 Valsugana, al lan. 27.200, la pieve di S. Donato che risale al sec. XII, è testimonianza di una comunità esistente prima della fondazione di Cittadella: a tre navate con relative absidi e l'altare centrale del 600, costituisce uno dei più suggestivi, preziosi munumenti del Cittadellese.

 

 

Al confine Nord-Occidentale del Comune, ma già in Diocesi di Vicenza, l'operosa frazione di S. Croce Bigolina con l'antico oratorio di Ca' Michieli accoglie, all'estremo suo limite, una chiesa: S. Lucia di Brenta. Nel 1127 monastero retto da Abati Benedettini, adibita poi a casa colonica, vi sono stati scoperti affreschi parietali attribuiti a Jacopo da Ponte.